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"UNIVERSITA' DELL'IGNORANZA" CROSSOVER DA MILANO 1996

martedì 11 novembre 2014

Trombettisti allo sbaraglio

O: ehi ma ti sembra corretto?

G: (si gira osservando il suo attorno , si scosta le cuffie dalle oreccchie ne esce un suono metal forse un crossover anni 90, spegne il lettore)


O: ehi dico a te specie di reppettaro nostalgico!




G: (concentra l'attenzione, alla ricerca del vociare che sente, delle parole che gli arrivano alle orecchie, controlla se non sia una sorta di interferenza delle cuffie)

O: sono qui sotto ragazzo sono l'OMBRELLO!


G: scusa? (Guarda l'ombrello nel secchio, chiaramente non ci crede molto, pensa "Sti Fottuti funghetti di Pedro tornan su a distanza di giorni")


O: ...dicevo, ti sembra corretto che io sia qui, in un cestino della monnezza, per giunta mi ci piove dentro, nemmeno la premura di chiudermi tse!
È sempre cosi fino a che servi alle persone va tutto bene , ti chiudono le prime cinque o sei volta poi finiscono per stufarsi, per ritenerlo inutile, per credere che un ombrello valga un altro, che è meglio comprarne uno nuovo che riparare il vecchio.
Guardami, ti sembro un ombrello da buttare? Si ok mi si è stortato un braccetto ma diamine...stiamo parlando di un dannato braccetto.


G: (rassegnato e confuso comincia a parlare diretto verso l'ombrello, con qualche piccola pausa quando passa qualcuno a lui di fianco)


O: non preoccuparti della gente che passa, sei a milano fratello, piove, e sono le sei di sera ,nessuno si accorgerà di te e di me, vivono tutti in modo monocellulare, presi da chissà quale fretta, richiamati all'ordine da chissà quale priorità.


G: ok senti, io non lo so cosa vuoi da me, io manco li uso gli ombrelli, vedi ho il cappuccio della giacca mi basta coprire le cuffie e basta.


O: ahhh è un uomo duro lui, un gangstar di rozzangeles!!! (Risata ombrellonica)


G: oh mio dio mi sembra di essere sul set dell'uomo con due cervelli!!


O: hai visto quel film? Pensa che la voce di quel cervello è di una mia cara amica un ombrellone da spiaggia gran bell'ombrello.


G: oh andiamo ora basta cosa vuoi da me!


O: voglio che mi tiri su, voglio essere riparato e riparare ancora dalla pioggia, voglio continuare ad esserci...non è quello che vuoi anche tu?, continuare ad esserci?


G: Ok è andata, ti tiro su, ma smettila di parlare, la gente potrebbe non capire.

O: (si sente uno Sgrunt telometallico ma dal retrogusto felice)

...

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O: Ehi fermati amico, ce n'è un altro li, fermati!



G: Ohhh insomma basta, per chi mi ha preso, e poi ho la casa piccola...

O: (deluso fischietta una canzone, sembra essere "Colleghi Trascurati" di Paolo Conte.

G: Ti piace il Jazz, sai cos'è?

O: Amico ho cominciato la mia carriera sopra la testa di Red Allen, non venirmi a parlare di cosa è il Jazz.

G: Bene, allora forse andremo d'accordo.


lunedì 10 novembre 2014

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Facile un pianoforte un violino e una bella voce...





Facile un cazzo.

Quando senti voci come questa, o come quella di R.Yamagata ti sento meno solo...
Oggi la pioggia regna sovrana il mio studio è preso d'assalto dal di dentro dalla voglia di venirne fuori.
Sto tagliando arance fin troppo fredde, ho liquido zuccherino sulla tastiera che produce lo stesso rumore di una passeggiata su di una pozzanghera in via d'estinzione.
Fuori passeggiano a mezz'aria ombrelli d'ogni colore, prevalenza di toni scuri, Milano a toni scuri non è seconda a nessuno.
Faccio nella testa un anteprima di quello che sarà il mio viaggio di ritorno per casa, i mezzi da prendere, le canzoni da selezionare, non ho libri con me, ed è la stessa sensazione che proverebbe un dirigente di azienda sapendo di aver lasciato a casa il suo cellulare.
Ma oggi un libro non è l'unica cosa che ho lasciato a casa, mi manca il rumore che ha fatto la coperta un secondo prima di quando me la sono tolta di dosso, poi ha fatto uno sbuffo semiserio come per dire che non ci stava, come per dire che la stavo scaldando per bene, come per dire Nooo non adesso.

Questo post non significa nulla, è scritto di fretta e non rispecchia il mio modo di essere.

La gente è pazza... e fin qui.
Non sono il personaggio più normale che ci sia in circolazione, e scrivo normale cercando di non dare una personale interpretazione alla parola, perché non risulterebbe oggettiva la mia visione del normale.
Ma ritengo d'essere abbastanza normale per poter dare giudizi in merito a molti argomenti.
In giro c'e' gente che sbadiglia la propria arroganza senza mettersi le mani davanti alla bocca.
Parlo di chi parla d'arte.
Parlo dei convinti fautori della teoria del IO VEDO COSE, CONOSCO GENTE, spacciatori di ego insomma.
Questi maestri del guardar dall'alto, volano sospinti da ascensionali correnti, correnti create da applausi spesso anche convinti, gli stessi che applaudono potranno dire IO C'ERO, e lo dicono, cavolo se lo dicono.
A questi dispensatori di cultura dico, fottetevi.
Faccio parte di una generazione non incastrata in nessuna fascia di tempo precisa, faccio parte di quelli che fanno, e lo fanno non certo per poi andar in giro a dire che Fanno.






L'arte fatta ad arte non fa per me, riconosco di far parte della parte messa da parte da quella parte che parte solo per prender parte.

domenica 9 novembre 2014

Armiamoci e partite

"Decidi tu per me è lo stesso"
Ecco quando sento dirmi cosi mi piacerebbe rispondere che decido di non decidere.
Parliamone no?
Ci si vede cosi poco e cosi per poco che mi piacerebbe sapere cosa ti piace.
Stare con me?
Allora decidi come mi vuoi.

Oggi la gente che avevo per casa aveva sorrisi eterni, la piccola cerchia di amici e amiche mi stupisce ogni volta, la loro costanza di affetto nei miei confronti è impagabile.
Qualcuno ha provato anche a buttar giù una sorta di ultra anticipato piano ferie per l'estate.
Daniel vuole ritornare in grecia.
La Dany anche ma in un isola nuova.
Stavo per rispondere "decidete voi per me è lo stesso" mi son fermato in tempo, poco prima di spogliarmi della mia già precaria armatura d'incoerenza.

venerdì 7 novembre 2014

La felicità col manico

La sgamatezza di un tempo nel vestire di grafica e sciccherie un blog sembra andata persa, sapere che scrivevo sui blog quando questi erano solo testuali e quando per collegarmi alla rete usavo un vecchio nokia attaccato ad un 486 attraverso la porta infrarossi e con la password di accesso mensile trovata nei cd in allegato a riviste di informatica mi fa pensare.
Penso al tempo.
Penso al suo non prendersi pause, al suo continuo mettersi in gioco sfruttando pedine non sue, tracciati di binari presi a caso, penso al suo poggiarsi di schiena alle pareti sempre più sottili di un paesaggio perplesso.
Leggo.



Leggo libri da lire 6.
Libri da biblioteca, quelli che infili in un sacchetto di plastica mentre rovisti in una cantina che stai aiutando a sgomberare e li trovi dietro i 45 giri di musica folk in uno scatolone marcito dall'umidità , quelli che devi girarne le pagine con la cautela di un dottore che deve operare a cuore aperto avendo una chiave inglese come bisturi e una maschera da sub come occhiale da vista.

Va cosi.

Oggi.

giovedì 6 novembre 2014

Quelle che la vita...

Poi ci sono le donne belle, non quelle fighe, quelle belle.
Quelle che le senti dall'odore del profumo, quelle che giocano a tirar calci alle foglie secche mentre aspettano un tram, quelle che si aggiustano il cappotto per sedersi su una panchina, quelle che allacciamo premurose il giubbino di un figlio appena uscito da scuola sudato, quelle che ne avverti la tensione di una giornata andata male e che guardano comunque dritte al futuro, quelle che una vita migliore se la meriterebbero anche ma non danno mai a vedere d'aver problemi, quelle che leggono libri cartacei in metropolitana e usano sempre lo stesso inseparabile segnalibro che raffigura un gatto tigrato sdraiato su un termosifone, quelle che entrano in un bar e chiedono un caffè macchiato caldo e ti chiedono di passargli una bustina di zucchero normale, quelle che guardano le vetrine dei negozi per guardare le vetrine dei negozi e non per specchiarcisi dentro, quelle che la vita ha reso belle.

NumericaMente

Mi sto accorgendo sempre più spesso che sempre più spesso non mi accorgo delle cose.
I cambiamenti del mio attorno, gli spostamenti di importanze, le nuove forme di vita che si aggirano nei paraggi del mio studio, le strisce blu dei parcheggi dove fino a ieri potevo parcheggiare senza dover per forza pagare anche per tener la macchina ferma, le luci che filtrano attraverso gli alberi sempre più spogli.
E' come se stessi vivendo ovattato, come se una coltre nevosa sottile ma uniforme ricoprisse le ore e i giorni e i secondi del mio tempo.
Vado avanti, o forse sto andando leggermente in diagonale rispetto al non tracciato che mi ero prefisso di seguire, mi sembra di essere braccato dalla mia stessa ombra che possiede lineamenti diversi rispetto al mio corpo.
La cosa non mi dispiace.

Ieri sera ho provato a cucinare pasta al pesto con gamberetti senza assaggiare nulla e in nessun momento della preparazione...avrei dovuto farlo.